VI RACCONTO UNA STORIA

9 Agosto, 2012 0 Di admin

LA STORIA DI MIO FIGLIO MASSIMO CASALNUOVO

Vi racconto una storia, una storia di vita, di una giovane vita, quella di mio figlio Massimo …

Massimo era un ragazzo che viveva tranquillamente nel nostro paesino in Provincia di Salerno, Buonabitacolo, dove lavorava e il quotidiano divertendosi con gli amici di sempre, con i quali è cresciuto.
Parlo al passato perché purtroppo Massimo dal 20 agosto 2011 non è più con noi.

Qualcuno gli ha strappato inaspettatamente la cosa più preziosa che aveva: “la sua vita”, una vita di soli 22 anni.

Sabato 20 agosto 2011, nel tardo pomeriggio, Massimo, dopo aver concluso la giornata lavorativa, era andato a fare un giro vicino casa con il suo motorino che non usava da tempo e che stava aggiustando, dopo circa un’ora stava tornando verso casa per poter cenare, fare una doccia e poi uscire con gli amici, come tutte le sere.

Purtroppo a casa non è mai arrivato.

La tragedia si è svolta come segue. Mentre lui era a bordo del suo motorino, all’uscita di una curva, si trovò davanti una pattuglia di carabinieri che stava effettuando una contravvenzione ad un altro ciclomotore, improvvisamente uno dei carabinieri, correndo, si avventa verso mio figlio sferrando volontariamente un calcio al motorino nel tentativo di farlo cadere (come testimoniato da terzi) e riesce in pieno nel suo obiettivo, infatti Massimo, perdendo il controllo del ciclomotore, finì la sua corsa contro un muretto di cemento. Tutto questo sotto gli occhi del suo collega e della gente presente sul posto. Con mio figlio per terra, palesemente agonizzante,  il carabiniere “zoppicando a tratti” ha osato dire superficialmente alla gente giunta sul posto che Massimo non sarebbe morto ed era inutile che loro si preoccupassero.

Ma purtroppo così non è stato. Arrivò una prima ambulanza… voi penserete che subito abbia raggiunto l’Ospedale… No! L’ambulanza, invece, si fermò a metà strada per aspettarne un’altra appropriata. Mi chiedo ancora: cosa necessitava l’arrivo della seconda ambulanza? Forse la prima non aveva il personale appropriato ad un codice rosso? O la chiamata di emergenza inviata al 118, inoltrata dal carabiniere, non aveva descritto il caso come codice rosso? Come mai il carabiniere è arrivato in ospedale prima di mio figlio riferendo dolore alla gamba? Era forse più grave di Massimo?

La pattuglia in questione tra l’altro, oltre a fregiarsi di un gesto inqualificabile sotto il profilo professionale e personale, non rispettò neppure le norme sulla sicurezza stradale, considerata l’ora infatti, i due carabinieri avrebbero dovuto indossare i giubbotti ad alta visibilità.

La pattuglia in questione ha rispettato il regolamento che dice di garantire in primo luogo sicurezza e incolumità alle persone?

Può un ragazzo perdere la vita in quel modo solo per il fatto di non aver indossato il casco? Massimo non ha perso la vita sbattendo la testa ma per un colpo al torace.

Dopo l’accaduto, si sono recati sul posto altri carabinieri per determinare i primi rilievi del caso, il regolamento lo prevede ma dice anche che se un carabiniere è compromesso nell’accaduto le operazioni preliminari vanno eseguite da un altro organo delle forze dell’ordine; tuttavia  “solo dopo tre ore” e dopo un’insistente e concitata pressione/reazione da parte della tanta gente presente sul luogo è intervenuta la polizia di stato. Ma nel frattempo cosa hanno fatto i carabinieri?

La sera stessa sono stati posti sotto sequestro sia il motorino sia le scarpe di mio figlio, mi chiedo come mai la scarpe del carabiniere sono state sequestrate solo alcuni giorni dopo?

Il carabiniere è stato iscritto sul registro degli indagati per omicidio ma mai sospeso dal servizio né tantomeno allontanato dal territorio della procura che sta conducendo le indagini dove, per vari motivi lavorativi, si trova a collaborare con il magistrato che indaga su di lui. L’articolo 3 della Costituzione, che parla di pari opportunità, è stato rispettato?

La mattina seguente, mentre la salma di mio figlio giaceva presso la camera mortuaria dell’ospedale, uscì il primo comunicato stampa dove mio figlio veniva descritto come un poco di buono e altre cose che non oso definire; come si fa a rilasciare questo tipo di dichiarazioni senza avere né scrupoli né rispetto verso un ragazzo! Vergogna!
Massimo era molto conosciuto e stimato per la sua disponibilità e correttezza, era un bravo ragazzo, tanta gente è pronta a testimoniarlo. Questa benevolenza nei suoi confronti è la dimostrazione di quanto vi dico.

In poche ore si è costituito il comitato “Giustizia e Verità per Massimo” composto da tanta gente e soprattutto da tanti giovani indignati da notizie ben lontane dalla realtà, si sono svolte manifestazioni tenute dal comitato con la presenza della cittadinanza, del consiglio comunale e di esperti per ricordare chi era Massimo, chiedere giustizia in suo nome e discutere su come muoversi per fare in modo che la tragica vicenda: 1. non venga insabbiata e 2. non venga trattata come un semplice incidente stradale.
Inoltre si è formata una squadra di calcio dedicata a Massimo: il calcio era la sua passione.

Nel bisogno di conoscere la verità anche l’amministrazione comunale ha preso posizione: è stato convocato un consiglio monotematico in sessione straordinaria il cui ordine del giorno era: “Situazione relativa all’episodio che è costato la vita al giovane Massimo Casalnuovo. Discussione e provvedimenti”; con successiva delibera votata da maggioranza e opposizione.

Da questo ne è scaturito che alcuni cittadini, che in precedenza avevano subito soprusi da parte del carabiniere indagato, hanno sentito il dovere di farlo presente al comitato il quale ha raccolto il tutto presentando questi esposti alla procura di Sala Consilina.

È questa la cruda verità, la perdita di Massimo ha portato dolore e smarrimento nella nostra famiglia; in questi mesi, durante i quali noi continuiamo a chiedere verità e giustizia per mio figlio, c’è il silenzio e c’è un senso di abbandono.

A peggiorare la sofferenza di questa grave perdita è l’impatto con un mondo paradossale composto da una catena di uomini che rivestono un ruolo fondamentale nell’ambito della legalità e della difesa dei diritti dei cittadini ma che basano il proprio lavoro sull’abuso di potere, l’ipocrisia e l’omertà, servendosi di mezzi d’informazione da loro manovrati ed assumendo, in alcune circostanze, un atteggiamento ambiguo ed arrogante; si sentono autorizzati a non dare nessuna spiegazione sul proprio operato, privo di ogni sensibilità e umanità nei confronti dei familiari delle vittime, trattando la vittima stessa non come un essere umano bensì come un reperto da catalogare e da riporre in qualche scaffale, senza preoccuparsi della sofferenza che tutto ciò provoca alle persone care.

In questo loro mondo non si seguono le norme costituzionali e dei diritti umani ma quelle regole “non scritte” dove si protegge un uomo colpevole e pericoloso a dispetto di una bara bianca di un innocente, usando, autoritariamente, proprio quel loro ruolo per intimidire le persone più deboli che chiedono solo quello che gli spetta: “giustizia e verità”.

Purtroppo tutto questo sistema è una sconfitta per le Istituzioni, per l’Immagine dell’Arma, per coloro che realmente credono nella loro missione svolgendola con professionalità, coscienza e coraggio, per lo Stato Italiano, ma soprattutto per la loro credibilità di fronte ai cittadini che sono chiamati a proteggere e tutelare. Tutto questo è contro il diritto della persona.

Mio padre mi raccontava spesso di quanta sofferenza e fame aveva dovuto sopportare durante la guerra, essendo stato sul fronte in prima linea e prigioniero di guerra, per garantire, a noi e alle future generazioni, la libertà ed uno Stato di diritto contro ogni forma di omertà. Quando ne parlava non ho potuto fare a meno di notare l’inumidirsi dei suoi occhi; ricordo ancora la sua insistenza nel dire di non arrendersi mai, di combattere sempre per difendere i propri valori e i propri diritti e di trasmettere ai miei figli questi ideali. Mio padre e tanti altri che hanno vissuto nelle sue stesse condizioni hanno sofferto molto per la nostra Nazione, nessuno dovrebbe permettersi di abusare di quello che loro hanno costruito!

Io sto combattendo e combatterò, nessuno riuscirà a fermarmi, l’unico modo per farlo è di farmi subire lo stesso trattamento fatto a “Franco Mastrogiovanni” (qui la storia).

Quali sono i miei diritti e sono stati rispettati?

Non mi è stata comunicata nessuna notifica riguardo alla proroga delle indagini; non conosco in modo ufficiale il perché siano state prolungate, cosa che mi spetta di diritto.
Per questo e per tanti altri motivi ho ritenuto necessario mettere a conoscenza di quello che è accaduto, di come è accaduto e di quello che sta accadendo al capo dello Stato On. Giorgio Napolitano.

Detto questo trovo umiliante che tutti i giorni, su alcuni giornali e pagine web che ancora scrivono liberamente fatti di cronaca, troviamo politici, giudici, magistrati, forze dell’ordine, indagati per vari motivi e, incredibilmente, anche chi sta indagando su di loro ha avuto qualche pendenza finendo, come al solito, con  l’archiviazione o la prescrizione del tutto. Così facendo restano tutti comodamente al proprio posto o, addirittura, vengono premiati con l’assegnazione di incarichi superiori, alla faccia di noi contribuenti che paghiamo le tasse. Questo non è più sostenibile.

Diritto, legalità, giustizia: questo è quello che fa diventare uno Stato moderno e civile!
Movimento 5 stelle durante l’ultima tornata elettorale ha avuto molti consensi perché porta avanti questa tesi! Amnesty International porta avanti questa tesi! Anche altri movimenti si stanno fondando su questi principi perché non si può più stare fermi a guardare chi manipola, a proprio piacimento, le leggi esistenti.
Il vento è cambiato, la gente non è stupida.

Viviamo in un epoca in cui è molto facile documentarsi sulle leggi, conosco i miei diritti, quindi chi è incaricato a verificare quello che è accaduto a Massimo lo faccia con imparzialità attenendosi a quello che la nostra Costituzione prevede, il tutto con la massima trasparenza e che ognuno si assuma le proprie responsabilità.
La verità la conosciamo tutti ma loro fanno fatica a renderla pubblica e ufficiale, tuttavia presto dovranno farlo, lo devono a Massimo, a noi familiari, alla nostra comunità e all’onore della Giustizia.

Tanti familiari di vittime dell’abuso di potere hanno lottato e lottano ancora per avere verità e giustizia, questo è sconcertante, “la legge è uguale per tutti” non deve rimanere scritto su un muro ma deve essere rispettato come nostro diritto.

Hanno derubato Massimo del primo diritto fondamentale dell’uomo : il DIRITTO ALLA VITA, il diritto di sognare, di progettare, di crescere accanto alle persone che lo amano… nessuno potrà mai restituirgli tutto questo ma è doveroso che tutto ciò non resti impunito ancora per molto.

Mi appello a tutti voi per diffondere su larga scala la storia di mio figlio perché la gente deve sapere quello che è successo in un piccolo paesino, ad un ragazzo innocente, deve sapere come vengono trattati i famigliari, deve essere al corrente di tutti i tentativi che mettono in atto per nascondere ed insabbiare la verità così da rendere la loro vita facile calpestando il valore di una vita e del dolore, perché non accada mai più e perché sia fatta giustizia, chi ha sbagliato deve comprendere ciò che ha fatto e scontare la sua pena.

GIUSTIZIA E VERITÀ PER MASSIMO CASALNUOVO DI BUONABITACOLO

Osvaldo Casalnuovo

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