DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA SULLA MORTE DI MASSIMO CASALNUOVO. LA FAMIGLIA: “PRONTO L’APPELLO”

5 Ottobre, 2013 0 Di admin
La vicenda del giovane meccanico 22enne, Massimo Casalnuovo, morto in circostanze tragiche la sera del 20 agosto 2011 non lascia le aule del tribunale. La famiglia Casalnuovo infatti, dopo aver letto le motivazioni della sentenza depositate nei giorni scorsi, con la quale il Giudice Enrichetta Cioffi del Tribunale di Sala Consilina, lo scorso 5 luglio, aveva assolto il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Cunsolo dall’accusa di omicidio preterintenzionale, è pronta a presentare appello.
Una sentenza che per la famiglia Casalnuovo non rende giustizia e non spiega la morte del giovane avvenuta cadendo dallo scooter sui cui era in sella dopo aver tentato di evitare un posto di blocco dei carabinieri. L’accusa di omicidio preterintenzionale a carico del maresciallo Cunsolo era stata dettagliata dal Pubblico Ministero Michele Sessa che aveva analizzato i fatti e le circostanze relative la morte del giovane riportando testimonianze e perizie tecniche volte a dimostrare che la caduta era conseguente ad un gesto compiuto dal sottoufficiale dell’Arma che avrebbe sferrato un calcio, colpendo lo scooter su cui viaggiava il giovane, sul fianco destro nella parte posteriore, causando la perdita di controllo del mezzo, l’inevitabile caduta e morte del ragazzo che purtroppo non indossava il casco. In conclusione l’accusa aveva chiesto, in caso di processo dibattimentale, una pena di 9 anni e 4 mesi. Nelle fasi iniziali del dibattimento, la difesa di Cunsolo aveva chiesto ed ottenuto il rito abbreviato. Al termine dell’udienza il giudice Cioffi decise di assolvere Cunsolo “perché il fatto non sussiste”. Una decisione che aveva lasciato in lacrime la famiglia Casalnuovo. Determinato a ritornare in tribunale l’avvocato difensore della famiglia Casalnuovo, Cristiano Sandri. “Sono sconcertato dalle motivazioni della sentenza – afferma a Quasimezzogiorno.it l’avvocato Sandri – da una parte le indagini svolte dalla Procura sono state in alcune parti lacunose e deficitarie, dall’altra il G.U.P. avrebbe potuto emendare questo deficit e non ha ritenuto di farlo. Un giudice che ci ha consegnato una motivazione che ci lascia estremamente perplessi e che sicuramente impugneremo, non perché venga consegnato alla famiglia un colpevole ma perché il secondo grado di giudizio deve essere le sede ove l’intera vicenda, per la quale un ragazzo ha perso la vita, sia scrupolosamente valutata” ha concluso il legale. “Non ci fermiamo, vogliamo verità e giustizia per nostro figlio – afferma Osvaldo Casalnuovo, padre della vittima – il rito abbreviato non ha permesso di ascoltare i testimoni. Per un fatto così grave ci deve essere un processo ed i testimoni devono essere sentiti”.

Lorenzo Peluso

FONTE: QuasiMezzogiorno

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