PROCESSO

I FATTI

E’ il 20 agosto del 2011, Massimo ha 22 anni. Dopo una giornata di lavoro presso l’officina del padre, alle 19 circa, prende il suo motorino per fare un giro tra le strade del suo paese, Buonabitacolo, prima di cenare.

Si ferma nei pressi del chiosco San Donato, allestito per l’estate, dove si incontra con alcuni amici. Sono le 20 circa, quando sale sul suo motorino per tornare a casa, distante solo 500 metri percorrendo la via principale del paese.

Su quella stessa strada intanto, una pattuglia di due carabinieri aveva bloccato due ragazzi senza casco e aveva parcheggiato la volante a lato della strada.

Il Maresciallo Giovanni Cunsolo sente il rumore di un motorino e, mentre sta ancora redigendo il verbale ai due giovani, ordina al sottoposto di fermarlo. Così lo stesso attraversa la strada e attende l’arrivo del giovane.

Tale manovra già di per se va contro il Regolamento sulla sicurezza dell’Arma dei carabinieri che vieta alle pattuglie di 2 unità di intimare l’alt a più di un veicolo per volta. Ciò non può essere superato ammettendo che l’altro veicolo stesse commettendo una violazione in quanto gli stessi avevano solo udito il motorino arrivare senza sapere se questo violasse in qualche modo il codice della strada.

L’illuminazione naturale è già calata da un pò (sono le 20 circa), quella pubblica non è ancora stata accesa. La volante dei carabinieri è spenta, in prossimità di una curva e in parte coperta da una recinzione, i lampeggianti non sono attivi e neppure i due controllori indossano un giubbotto catarifrangente. (Altre violazioni di sicurezza)

Massimo sta percorrendo quella strada, è nella curva ed è ignaro di quello che sta per accadere. Esce dalla curva ma non li vede, non ancora almeno. Dalla fine della curva alla posizione del carabiniere saranno 30/50 metri, pochi istanti. Mancano pochi metri quando si accorge che c’è qualcuno, rallenta – diranno i testimoni – per poi accelerare e superare l’uomo sulla corsia di sinistra”.

E’ senza casco, forse si accorge che l’uomo in mezzo dinanzi a lui è un carabiniere o forse no e cerca solo di evitarlo. Certo è, che all’uscita della curva non sapeva ci fosse qualcuno lì ad aspettarlo. Se il gesto istintivo fosse stato quello di evitare il carabiniere, all’uscita della curva avrebbe potuto percorrere la strada alla sua sinistra. Ma non lo vede, non può vederlo… così continua per la sua strada.

Dopo aver superato il carabiniere ciò che è stato dichiarato certo è che il Maresciallo lascia il verbale di servizio (che non verrà mai completato) e corre verso la strada impattando con il motorino. Il motorino prosegue con un movimento a zig-zag per 4/5 metri, poi Massimo cade a sinistra sbattendo con il torace sullo spigolo del muretto del ponte che attraversa il fiume Peglio mentre il motorino prosegue la sua corsa per 20/30 metri fino ad adagiarsi a terra sul lato sinistro.

Il punto focale è l’impatto tra il maresciallo e il motorino.

Un giovane di quelli fermati dalla pattuglia ha assistito alla scena e “nell’immediatezza – come racconta un altro testimone che abita lì vicino e arriva tra i primi sul posto – il ragazzo urlava “è stato lui! è stato lui!” indicando il maresciallo”.

Massimo è a terra, respira a fatica. Eppure all’ospedale di Polla arriverà prima il maresciallo di Massimo, che invece morirà in ambulanza.

Sul posto intanto, si erano radunate alcune volanti dei carabinieri e un folto gruppo di persone, abitanti del paese. Proprio questi ultimi, venuti a conoscenza che un carabiniere era implicato nella dinamica, hanno impedito che fossero gli stessi carabinieri – che già si stavano organizzando – a svolgere i rilievi sulla scena e sul mezzo incidentato. E’ stato difatti dato incarico poi, all’arrivo del Pubblico Ministero, alla Polizia Stradale. (Come prevede il regolamento)

Proprio la vicinanza e la solidarietà della comunità verso la famiglia ha fatto in modo che la macchina del fango, sempre puntuale verso la vittima in casi di questo genere, non abbia trovato seguito.

Intorno alla scena tre testimoni oculari: i due a cui il maresciallo stava verbalizzando la contravvenzione e il collega carabiniere.

Il passeggero del ciclomotore fermato affermerà con “certezza” di aver visto il maresciallo dare un calcio al motorino, sia nell’immediatezza sul posto e interrogato dal Pubblico Ministero (nella notte del 20 agosto), sia 4 anni dopo dinanzi alla Corte d’Appello di Potenza.

L’altro giovane pilota del motorino affermerà di “non essere sicuro della dinamica ma di aver sentito per certo il rumore di plastica rotta nel momento esatto in cui il motorino e il maresciallo si affiancavano.”

L’appuntato che invece era stato l’unico, secondo i riassunti delle sommarie informazioni, ad affermare con certezza che il calcio non ci fosse stato ha poi dichiarato, dinanzi la Corte d’Appello di Potenza, che “era una sua supposizione in quanto il ciclomotore, posto nel mezzo tra lui e il maresciallo Cunsolo, gli impediva la visuale”. In conclusione ha affermato di non aver visto.

Dai rilievi effettuati dalla polizia scientifica di Roma sono emerse sulle scarpe del carabiniere alcune microtracce della vernice compatibili con quella del motorino di Massimo, e sul motorino sono state rinvenute tracce di gomma compatibili con la suola delle scarpe del maresciallo.

Altro testimone è il medico che refertò una lesione alla caviglia sinistra dell’imputato, su cui la Corte di Salerno ha basato l’impossibilità dello stesso a dare un calcio. Durante la sua dichiarazione dinanzi alla Corte di Potenza lo stesso affermava che “(il medico) ho fatto quel referto sulla base dei sintomi che l’imputato mi aveva dichiarato, senza alcuna analisi, radiografia, o altri test in quel momento” . Dunque, il referto non si basa su nessun atto che possa provare né la causa né se quella ipotetica lesione fosse precedente.


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ITER GIUDIZIARIO


Processo di primo grado: il 5 luglio 2013 la giudice Enrichetta Cioffi del tribunale di Sala Consilina assolve con formula dubitativa il maresciallo dei carabinieri Cunsolo Giovanni dall’accusa di omicidio preterintenzionale perchè “il fatto non sussiste”. Nelle motivazioni si legge che i verbali delle escussioni dei testimoni non sono completi ma ci sono solo dei riassunti delle dichiarazioni.

05/07/2013 – PRIMO GRADO: PREAPPELLO


Processo d’appello: il 21 dicembre 2015 la Corte d’Assise di Potenza presieduta da Pasquale Autera condanna il maresciallo Cunsolo alla pena di 4 anni e 6 mesi con interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per il reato di omicidio preterintenzionale.


Cassazione: Il 4 dicembre 2017 la Suprema Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna della Corte di Assise di Appello di Potenza emessa nei confronti del Maresciallo dei Carabinieri Giovanni Cunsolo, per una carenza motivazionale. Nel caso, la legge richiede una motivazione rafforzata per il ribaltamento della sentenza assolutoria di primo grado che viene demandata alla Corte d’Appello di Salerno.

04/12/2017 – CASSAZIONE (ROMA)


Appello bis: il 6 maggio 2019 la Corte d’Appello di Salerno, presieduta dal Dott. Massimo Palumbo, ritiene non superata la piena prova di colpevolezza e conferma la sentenza del GIP assolvendo l’imputato con formula dubitativa.


Cassazione bis: Una decisione molto discutibile, per le sue numerose carenze, quella della Corte di Salerno. Ciò porta la Suprema Corte di Cassazione ad accogliere il nuovo appello avverso l’assoluzione e fissa l’udienza al 30 settembre 2020.

30/09/2020 – CASSAZIONE BIS

06/03/2020 – CASSAZIONE BIS (RINVIATA)


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